“Cosa vuoi fare da grande?”

La domanda più banale e frequente che tutti, indifferentemente, ci siamo sentiti porre almeno una volta nella vita e, contemporaneamente, la stessa domanda che imperterriti, da adulti, poniamo ai piccoli durante la loro infanzia. 

Fino a qualche tempo fa, se rivolgevi questa domanda ad una 

bambina di 7anni, anche la risposta diventava (quasi) banale: “la ballerina!”. 

Ecco, io, per esempio, da grande volevo fare la ballerina. Ma non ne ero proprio convinta convinta....

In realtà nella mia testa il concetto di ballerina era diverso da quelli che poi sono stati i miei studi.

Io immaginavo piroette, volteggi, salti rotanti e prese eseguite da artisti che con estrema disinvoltura e naturalezza segnavano il ghiaccio su pattini dalle lame taglienti...ebbene sì, il mio sogno più grande era il pattinaggio artistico sul ghiaccio... ma sapevo bene che in una realtà come Cosenza questo sogno era difficile da realizzare, per cui ci diedi un taglio e, senza fatica, accantonai il pattinaggio rassegnandomi alla triste realtà.

Quando i miei genitori mi chiesero quale attività pomeridiana volessi intraprendere, risposi di voler provare la pallavolo. Evidentemente i cartoni animati di quel tempo avevano una certa influenza sulle mie potenziali attitudini e l’idea non mi dispiaceva affatto.

In ogni caso, quel pomeriggio di prova nella spoglia e fredda palestra di pallavolo, fu decisamente noioso e, contrariamente al mio solito, decisi senza troppi indugi di lasciar perdere.

 “Perché non provi danza allora? Hai detto che ti piace ballare!”.

 In effetti, anche se non c’era a disposizione una pista di ghiaccio, nulla mi poteva vietare di ballare, almeno di provarci... (tanto poi bastava mettere sù un paio di pattini, pensavo).

 E fu così che, in un pomeriggio di settembre del 1997 mossi i miei primi passi nella scuola di danza. Ho un ricordo nitido di quel giorno. Mi unii ad un gruppo di bambine entusiaste, vestita di fusò (il famoso leggings dell’epoca), una magliettina a mezze maniche e la mia immancabile coda di cavallo. 

Ricordo ancora che per essere la prima volta non andò male. Eseguii tutto con precisione e attenzione copiando scrupolosamente i movimenti e l’atteggiamento di quelle compagnette che mi sembravano bravissime. Ma la vera svolta fu durante l’esercizio di apertura. Lì l’insegnante mi fece fare “magicamente” una perfetta spaccata frontale che, ricordo, mi meraviglió talmente tanto che pensai di aver trovato veramente la strada giusta.

 Ricordo bene anche il giorno successivo: non potei muovere un passo... 

L’acido lattico aveva inondato il mio corpo ma la soddisfazione e la felicità di sentirmi capace, mi fecero dimenticare ogni dolore. 

Fu quella la mia notte dei miracoli....Sì, proprio la notte trascorsa nel letto a pensare quanto fosse stato bello quel giorno di prova.  Da allora la scuola di danza divenne la mia seconda casa e quelle bambine le mie compagne di vita per circa 10anni. Ho studiato con tanti professionisti e maestri di qualità che mi hanno preparata anche per concorsi importanti. Osservavo con attenzione le classi più grandi, scrutavo i loro movimenti durante le lezioni, osservavo il loro sudore e ammiravo la concentrazione nel loro lavoro.

Nel 2004, in seguito ad un progetto scolastico, mi avvicinai fortemente all’opera musicale. Notredame de Paris fu il mio primo, grande punto di riferimento e proprio nella partecipazione all’allestimento di questo spettacolo ebbi la mia prima esperienza da coreografa. Ricordo che studiai tutto in ogni dettaglio e quell’ esperienza segnò tantissimo la mia formazione, impartendomi una profonda disciplina ed un forte senso di responsabilità.

Qualche anno dopo, ho vissuto una delle esperienze più intense e stravolgenti della mia vita fino a quel momento: fui scelta per studiare ed esibirmi in un teatro nel centro di Londra. La produzione prevedeva il montaggio dello spettacolo in 6 giorni. Al settimo giorno eravamo in scena. L’adrenalina era a mille e le emozioni di quei giorni sono state indescrivibili, ma certamente tutte contrastanti. Mi sentivo in parte Alice ed in parte Bianconiglio...... ma è stato semplicemente bellissimo. Non trovo altre parole per spiegare meglio il concetto.

Da quell’esperienza, con il borsone in spalla, tra treni, sale prova e Teatri, continuai la mia formazione. L’impossibilità di potermi trasferire stabilmente fuori la Calabria mi ha avvicinato all’insegnamento senza mai farmi perdere la voglia di sentire il profumo del palcoscenico, l’abbraccio di un teatro, il calore ed il riconoscimento del pubblico.

Rientrata a casa, un’altra bella esperienza ha segnato la mia vita artistica. Ho avuto la possibilità di essere parte dell’ensamble dell’Opera sulla vita di San Francesco di Paola, “Francesco De Paula, l’Opera”. Si trattava di un progetto importante, con la Regia di Marco Simeoli. Lì ho condiviso il palco con il Maestro Renato Campese e artisti quali Francesco Castiglione, Caterina Misasi, Lalo Cibelli. Da loro ho assorbito molto sul lavoro in teatro, attraverso i loro aneddoti o semplicemente osservandoli. Ho potuto toccare con mano e vivere in prima persona cose che fino ad allora ammiravo solo dall’esterno.

Infine nel 2017 capitò l’incontro con Compagnia delle Alghe che ha segnato un percorso di crescita artistica decisivo e per nulla indifferente. Un altro regalo che la Danza mi ha fatto. L’aver conosciuto professionisti del calibro di Lena Biolcati, Silvia di Stefano, Andrea Verzicco, l’indimenticabile Manuel Frattini... da loro non si può che assorbire l’arte dello spettacolo in tutte le sue forme, dalla sala prove al camerino, dalla sala trucco al palcoscenico. L’esperienza con loro ha elevato alla massima potenza la voglia di aprirmi al teatro a 360*. Ed ho iniziato come ballerina prima, come performer poi (e chi l’avrebbe mai detto!), e poi ancora come coreografa.

La bellezza di poter lavorare con veterani del palcoscenico è che si impara,  inconsapevolmente, a far tutto. E l’idea di fare cose nuove, di non smettere di studiare ed approcciarmi all’arte in tutte le sue sfaccettature, mi ha dato una carica interminabile. Dico sempre che “Chi non lo vive, non lo sa”.

Sono qui a raccontare la mia notte dei miracoli, stanca di aspettare ma speranzosa di ritornare quanto prima sul palco, regalare e ricevere emozioni e calore. 

L’artista esiste se c’è un pubblico che crede in lui, ed è una notte dei miracoli ogni qual volta il sipario fa spazio alla magia.

 

Ps. Poi i pattini li ho indossati, ho accennato un timido arabesque, sono scivolata, e nonostante la botta, ero felice.