La mia notte dei miracoli comincia giustappunto in compagnia del gatto e la volpe, allorquando mi accompagnarono nottetempo nel campo dei miracoli per seppellire i miei 4 Zecchini con la promessa che sarebbe spuntato un albero pieno zeppo di monete d’oro. Ma questa l’ha già raccontata Carlo Lorenzini, al secolo, Collodi? E poi cosa c’entrano gli Zecchini con Zecca? E allora provo a raccontarvi la mia, di “notte dei miracoli”. Bene. Ma quale? Ci sono tanti momenti che hanno accompagnato la mia crescita artistica. I concerti solistici interpretando pagine memorabili della letteratura chitarristica. La conversione al Jazz alla guida di diverse formazioni e jazz band di grande prestigio. E ancora , girare l’Italia in lungo e largo dirigendo la “mia” GIOVANE ORCHESTRA. Prima di passare ai “grandi” guadagnandomi il podio per condurre talvolta Rapsodia in blue, altre la Sesta sinfonia di Beethoven, o la

Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni. Senza dimenticare la “mia” ospitata con i Sognatori in un concerto per la Festa del
Rosario, un sogno di bambino realizzato. O ancora sul podio del golfo mistico del teatro Rendano proprio con la Compagnia delle Alghe in occasione della rappresentazione de La bella e la Bestia. Certo, la storia della Giovane Orchestra è una magia. Quindi non un miracolo. A pensar bene la mia notte dei miracoli l’ho vissuta in una calda serata di luglio. Il palco era stato allestito dinanzi al sagrato della Chiesa del Carmine. La piazzetta illuminata a “festa”, la gente assiepata in tutti gli anfratti. Il coro si sistemò sulle scale del “Calvario”, la band sul palco. Volevo omaggiare il mio primo maestro, insieme ad altri due che hanno avuto un ruolo importante nella mia formazione musicale. Arrangiai quindi le “Serenate” di Mario Greco, le canzoni popolari di Ciccio Basile e le cover geniali di Mario Longo. Fu una serata speciale divertendomi moltissimo. Un omaggio non solo ai maestri celebrati, ma alla storia fantastica della nostra Cerisano. Una storia che certifica un fermento culturale unico. E sotto il palco si scorgevano gli occhi lucidi di un pubblico commosso. Ecco quello fu un miracolo non solo musicale, ma un piccolo miracolo di paese, il miracolo di una comunità che si ritrovò unita nel ricordo di un capitolo importante della storia secolare del nostro paese cantando a squarciagola, tutti, ma proprio tutti, Cerisano Mia.



Fabrizio Zecca